La relegazione per motivi politico-religiosi
La sala circolare è dedicata alla relegazione per motivi politici-religiosi.
CHE COS’È LA RELEGAZIONE?
In questa sala presentiamo un fenomeno istituzionale che ha a che vedere con il carcere, ma va tenuto distinto da esso.
Soprattutto in epoca anteriore al carcere moderno, ma anche quando il carcere era già diventato la principale modalità di esecuzione penale, si utilizza la detenzione come puro strumento di annientamento di avversari politici, eretici, personaggi che per qualche ragione non possono essere condannati alla pena capitale.
È il caso dei tre episodi storici che coinvolgono direttamente o indirettamente la Castiglia e che vengono rievocati in questa sala: la relegazione del popolo valdese nella seconda metà del 1686, la detenzione per reati politici durante il ventennio fascista e quella dei patrioti risorgimentali nel corso della prima metà dell’Ottocento. Nei primi due casi il coinvolgimento della Castiglia è diretto come luogo di detenzione, nell’ultimo caso, invece, la Castiglia non ha avuto un ruolo di questo genere, ma si è ritenuto di ricordare la detenzione allo Spielberg di un grande saluzzese come Silvio Pellico che, con Le mie prigioni, ha reso celebre e denunciato in tutta Europa le terribili condizioni dei detenuti politici dell’epoca.
La relegazione si distingue dal carcere moderno in quanto in essa non è prevista alcune attività di rieducazione del recluso, ma semplicemente la sua custodia in condizioni che spesso ne mettono in pericolo la sua stessa sopravvivenza.
L’obiettivo della relegazione è la mera neutralizzazione del detenuto considerato come un nemico della società che deve essere messo nella condizione di non nuocere. Di regola, infatti, chi è condannato alla relegazione è tale per motivi politici e/o religiosi e quindi non ha solamente violato la legge penale, ma viene ritenuto un pericolo per l’intero ordine costituito. La relegazione così concepita è incompatibile con il concetto moderno di democrazia, non solamente perché non è ammissibile condannare qualcuno per le sue idee politiche e/o religiose, ma anche perché la pena deve sempre tendere al reinserimento del condannato nel tessuto della società dei liberi (come enunciato dall’art. 27, terzo comma, della nostra Costituzione). All’epoca esistono luoghi paradigmatici di relegazione nell’immaginario collettivo europeo: la Bastiglia francese, lo Spielberg asburgico, per il Piemonte il Forte di Fenestrelle.